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Il dono più ambito per un bambino: salire sulla moto di un campione.

Dalla parte dei giovani

Lunedì 5 Gennaio 2015, in Follia e follie

Oggi siamo minacciati da una contingenza pericolosa dove si consuma il fallimento di quella gioventù che, al contrario, dovrebbe essere il nostro futuro, anzi dovrebbe essere già futuro, rinascita e salvezza. La difficoltà dei rapporti interpersonali, il mancato riconoscimento del talento e della genialità, lo sterminio delle anime dei ragazzi che non sanno più trovare neppure la strada di casa, le loro emozioni sterilizzate dall’analfabetismo dei sentimenti dei cosiddetti educatori, ci portano al dramma odierno della nostra società: affacciarsi senza scampo al vuoto esistenziale della vita quotidiana. L’uomo moderno non si accontenta di decorare, dipingere le pareti della grotta e della capanna, come facevano, perfino con gioia, i nostri antenati preistorici, abitatori d’immensi spazi deserti, su cui vegliavano in silenzio solo le stelle del cielo, ma deve, in maniera compulsiva, paranoica, difendersi dalla minaccia di un vuoto esistenziale incalzante per tentare di camuffare una realtà insopportabile e priva di senso. Oggi siamo costretti, costi quel che costi, a riempire il vuoto esistenziale con tutto ciò che serve a questo scopo, compreso il circondarci di cose inutili. Ogni spazio deve essere saturato. Anche la notte, luogo del silenzio e del riposo, cambia il suo significato storico e viene assalita da suoni, luci, movimenti; il luogo del mondo dei sogni viene destinato, dalla barbarie di un diabolico consumismo, a un’irrefrenabile produzione e a un esagerato, sfrenato consumo. Il vuoto dell’anima va colmato a tutti i costi, perfino con denaro sottratto con modi illeciti, ma un euro rubato al popolo è moneta del diavolo. Sarebbe più giusto che si andasse a caccia di uno spazio vuoto da non riempire; di un intervallo fra due suoni; di una pagina candida in un libro ancora da stampare; di un’ora libera dal brusio e dal rumore, di un attimo di tempo vero per riconoscere le proprie emozioni, di un luogo magico per ascoltare la voce ormai flebile e strozzata della nostra anima. Emozioni: le armi insostituibili per agire senza aver paura degli imprevisti, le vie previlegiate per conoscere il bello della vita, apprezzarlo con stupore, custodirlo nell’anima, come un tesoro prezioso, senza sperperarlo e annientarlo con l’anestesia delle droghe e dell’alcol. Questa cattiva educazione delle emozioni dei bambini, prima, e dei ragazzi poi, non aiuta l’anima a crescere, ma al contrario la ferisce fino a dissanguarla, facendola urlare in un grido di disperazione che la famiglia prima, la scuola poi e infine la società non riescono a udire. Il mancato ascolto e la conseguente insoddisfazione che si genera, la distanza incolmabile tra ciò che, con le sue potenzialità, il ragazzo sente di poter dare e lo spietato, crudele mancato riconoscimento di queste possibili preziose risorse, provocano sentimenti d’inutilità e nevrosi. Il mondo offerto ai giovani, oggi, è la terra dove si consuma il loro continuo fallimento, causato dal massacro dei loro legittimi desideri e delle emozioni create per esaudirli. Il trionfo della nevrosi!

Il 6 gennaio è il giorno dell’Epifania: ciò che è celato si mostra. Giorno d’aspettativa, desiderio di un dono, voglia del regalo. Le scope diventano cavalli alati e ritagli di stoffa si trasformano in fulgidi abiti per principesse. L’Epifania, giorno di magie! Mi piacerebbe regalarne una alla gioventù di oggi. Mi rifiuto come medico di prescrivere vecchie ricette, anche se aggiornate, ma mi piacerebbe regalare alla mente dei giovani una forza innovatrice per affrontare l’emergenza minacciosa in cui, per colpa nostra si trovano, e donare al loro cuore la consapevolezza delle emozioni che confuse e incerte vagano, in cerca di una meta sicura, anticipando i cambiamenti del mondo e reggere così alla minaccia dell’imprevisto.

Con tutto il mio affetto vi regalo una buona Epifania: che voi siate il “Nuovo” per sempre.

Vi voglio bene, buona strada nel 2015 e in futuro.

“dottorcosta” (claudio marcello)