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1977, in viaggio con la Clinica mobile verso Bendor. Con me, Giancarlo Caroli (con la barba) e Beppe Russo.

Ritrovare se stessi

Sabato 9 Gennaio 2016, in Medicina da corsa

Ci sono momenti nell’esistenza che ti portano a decisioni difficili, condizionate da età, stanchezza, lutti.

Momenti per ritrovare se stessi e il significato della vita.

Per tutto questo ho comunicato a Maurizio Solaroli e Cristian Esposito, miei compagni in Clinica mobile, padroni del centro di fisioterapia in via Lasie a Imola dove ho esercitato il mio lavoro professionale per molti anni, l’intenzione di cessare la mia attività, designando come mio successore il dottor Marco Russo, figlio di Beppe.

Beppe Russo, un medico, un amico con cui ho dato vita alla Clinica mobile. Il medico fantastico che nel 1979 ha salvato la vita al pilota Virginio Ferrari alla curva del Tamburello, a Imola, e che ho pianto quando, all’improvviso, 35 anni fa ci ha lasciati.

Mi sono ritirato dall’attività ufficiale nei poliambulatori, ma non potendo negare assistenza a chi vede in me il solo aiuto alla sua sofferenza, mi presto a qualche visita e consulenza al circuito di Imola, dove giovane e pieno di sogni ne ho fondato l’ospedale, e dove passo alcune ore tra i miei ricordi.

Imola, il circuito di mio padre Checco. Qui, il 23 aprile 1972, in occasione della prima 200 miglia, sono entrato in pista per soccorrere i piloti, i miei più cari amici. Con me, tanti bravissimi compagni, tra cui Beppe Russo e Giancarlo Caroli, che c’erano anche il 3 febbraio 1977, quando a Bendor, minuscola isoletta della Costa Azzurra, abbiamo presentato la prima Clinica mobile.