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La magia di Casey Stoner.

Vincent van Stoner

Mercoledì 26 Agosto 2015, in I miei eroi
Tags: Casey Stoner, Vincent Van Gogh

Ci sono momenti nella vita in cui ti devi trasformare in uno zingaro, un viandante scagliato da un arco che si tende. Ho raggiunto così la Provenza, terra in cui la natura regna. La natura delle Alpilles, le montagne dipinte da Van Gogh, qui ricoverato nel 1889 a Saint Remy in una clinica psichiatrica i cui muri ancora esistono perchè imprigionavano un tempo il sacerdote dei colori. I colori nervosi che un artista come Van Gogh tracciava sulla tela, immortalando, in quel tempo della sua presunta follia, i paesaggi e le notti stellate della Provenza. Perché presunta follia quando invece affermati psichiatri del tempo lo hanno etichettato come schizofrenico? Perché la rottura della sua inarrivabile anima, come i tratti incompleti dei colori delle sue ultime opere, rotti sotto il volo di corvi in un campo di grano dove in seguito il tormentato pittore avvolto in uno scenario di umana tragedia avrebbe consumato il suo suicidio, erano dovuti al mancato riconoscimento, a quei tempi, del suo incommensurabile genio. Questo delitto, di cui fu responsabile anche l’amato fratello Teo, lo portò a patire una crisi insopportabile: essere Van Gogh e non essere capito né considerato tale. Tutti saremmo impazziti e la ricerca di un colore giallo, il più sublime che sia stato deposto su di una tela di un pittore, non ci avrebbe consolato mentre la nostra anima andava “a pezzi”.

Chi ama il mondo del motociclismo alla luce di queste mie riflessioni su uno dei più grandi pittori della storia dell’arte, può capire i motivi del “suicidio” sportivo di Casey Stoner. Il pilota australiano non riconosciuto nella sua infinita grandezza da molti che lo circondavano e da molti addetti ai lavori, ha rotto con quel mondo di ciechi faziosi che non lo consideravano smettendo di pennellare, con la maestria di un valente pittore come quello olandese, l’asfalto con quei tratti neri che lo hanno reso indimenticabile a chi con autentica sincerità lo apprezzava. Oggi qui in Provenza, visitando la stanza della clinica dove era ricoverato Van Gogh, mi sono sentito di accomunare l’immenso pittore all’altrettanto immenso pilota Casey Stoner. E se aspettare che ritorni un Van Gogh sulla terra ci vorranno secoli, per Casey basterebbero pochi attimi di obiettività.