Claudio

Claudio CostaI piloti di motociclismo, per mezzo secolo, mi hanno chiamato con simpatia dottorcosta, tutto attaccato e minuscolo. Ho creato la Clinica mobile, un piccolo ospedale su ruote, per poterli aiutare e, in alcuni casi fortunati, salvare loro la vita, quando sembrava l’avessero irrimediabilmente perduta. Nel 2014 ho lasciato quel mondo di continue emozioni e ho perfezionato la successione delle ultime tre delle cinque Cliniche che avevo creato. La terza nata l’ho destinata a un paese dell’Africa, le ultime due continueranno, nel motomondiale, l’opera insostituibile che avevano iniziato con me: aiutare i piloti a trasformare le ferite in un dono e insegnare loro che il dolore può trasformarsi in un’efficace medicina.

Anassagora, illustre filosofo della Grecia antica, diceva che l’uomo è il più sapiente dei viventi perché ha le mani. Cosa significa questa frase? Semplicemente, afferma che l’uomo senza la tecnica non si sarebbe potuto salvare. Vero, verissimo, perché, senza la mano creatrice di tutti gli strumenti, la specie, la nostra amata specie, non sarebbe sopravvissuta e non avrebbe dato corpo alla nostra storia. Purtroppo, oggi, un’inquietante realtà ci minaccia: la tecnica, per secoli irrinunciabile alleata per conquistare la nostra salvezza, sta immettendo nella nostra vita non solo indiscutibili vantaggi, ma anche pericolosi rischi. Rischi tangibili sulla nostra pelle, ma anche mentali. Infatti, se è principalmente la tecnica che decide il modo di fare esperienza, dobbiamo sopportare quello stravolgimento diabolico per cui non è più l’uomo soggetto della storia, ma la tecnica che dispone illimitatamente della natura come bacini da depredare e di noi tutti come funzionari, per non dire come schiavi. Nell’era moderna i mezzi tecnici si sono trasformati in fini. Brutta cosa.

Questo sito internet ha l’umano scopo di rimettere la tecnica al suo posto: quello di mero strumento a disposizione dell’azione umana. Desidero, qui, con una mia posizione personale, con un mio semplice logo simbolo di un’umanità che crede nelle proprie azioni, mettermi in contatto con la gente, con i giovani, specialmente, raccontare alcuni aspetti della vita di un medico, combattuto tra Scienza e Follia, tra Ragione ed Emozione, e cercare, ardua impresa, di narrare tante esperienze, esprimere tanti pensieri e affermare tante convinzioni; confessare che l’emotività non va combattuta e messa diabolicamente da parte, ma affettuosamente educata. Infatti, se bene educata, si trasforma in una forza quasi divina che permette di prevedere gli imprevisti e di affrontarli con una intelligenza speciale: quella costituita da un bagaglio di preziose risorse, di sostanze chimiche magiche che si attivano quando l’imprevisto compare. Un’intelligenza proteiforme, che giudica il reale come un caso del possibile e di conseguenza dà più importanza al possibile che al reale stesso. In sintesi, capire il nuovo che si affaccia nell’esistenza e come decifrare le voci estranee a quelle quotidiane è il pregio di un’intelligenza figlia delle emozioni.

Le emozioni decidono magie, la ragione cose giuste (ma non sempre).

Ultima mia aspirazione, ma non certo in ordine di importanza, esprimere ai giovani la mia ammirazione e solidarietà, in particolare a quei ragazzi che sono prodigio del creato, mito della giovinezza.

Claudio Marcello Costa