I miei libri
Alex guarda il cielo

Alex guarda il cielo

Il mito dell’uomo antico. Le fiabe degli eroi moderni.

Fucina editore, 384 pagine, 60 disegni in bianco e nero.

Un giorno indimenticabile di novembre, nel 2006 a Valencia, Alessandro Zanardi si calò dentro l’abitacolo angusto di una Formula 1, una BMW. Nei box tecnici, meccanici, giornalisti, io e gli amici più fidati di Alex guardavamo col fiato sospeso l’incredibile avvenimento. Incredibile perché qualche anno prima, in Germania, Alessandro aveva perso metà del corpo in un terribile incidente e aveva sopportato sette arresti cardiaci e diciassette delicati interventi chirurgici. Ma era risorto ed era tornato a guidare i bolidi della F1, vincendo un’infinità di medaglie d’oro alle Olimpiadi e ai campionati del mondo e diventando infine l’Iron Man più incredibile del mondo alle isole Hawaii.

Quel giorno, a Valencia, Alex girò veloce come un pilota di nome Sebastian Vettel, che più tardi avrebbe vinto numerosi campionati del mondo. Sempre quel giorno stabilimmo la data per la presentazione del mio secondo libro che avevo scritto, a quattro mani, con il mio amico campione, dal titolo: Alex guarda il cielo. Come capitò questa performance letteraria?

Una sera, durante una cena a casa di Alessandro, tra immancabili racconti d’imprese e sogni e divertenti partite a biliardo, gli confidai che avrei scritto un libro sulle miserie del mondo attuale, esaltando contemporaneamente il “sommo bene” posseduto da lui e dai miei piloti. Gli dissi anche della mia convinzione che gli eroi avessero la possibilità di trovare la primavera perfino nel cuore dell’inverno che affliggeva il mondo moderno. Eroi che potevano entrare nudi, senza nessuna arma, alcuni addirittura senza gambe, nella grotta di un terrificante drago e vincerlo con le sole armi donate loro dal dio o dalle divinità nascoste dentro la loro anima. Alessandro mi rispose con l’immancabile sorriso che gli increspava le labbra: “Caro dottore, scrivi pure delle miserie del mondo, scrivi della rabbia di Karl Marx se vivesse oggi, e io ti risponderò, capitolo per capitolo, che l’uomo è capace di annientare qualsiasi avversità e salvarsi proprio là dove il pericolo lo minaccia”. Pur colpiti entrambi da questa risentita risposta cominciammo a ridere e ci dicemmo: “Sta’ a vedere che scriviamo come si potrebbe salvare il mondo”. E ancora ridendo decidemmo in quel momento come scrivere questo libro.

Alex guarda il cielo è nome del libro, e nasce dal fatto che il mio compagno d’avventura aveva scritto un capitolo talmente commovente di lui bambino e del suo legame con il padre che non ho esitato a estenderlo al libro intero. Belle anche le parole di Alessandro, scritte, assieme alle mie, nella prefazione. Le voglio con emozione citare:

“Le apparenti traversie che il destino mi ha imposto e le soluzioni che ho trovato per ritornare a vivere, hanno fatto di me una persona rispettata, molto spesso portata ad esempio. Ma senza il miraggio di ritornare a vivere difficilmente avrei trovato la determinazione necessaria per riuscire. Gli amici sono stati e lo sono tuttora un bene prezioso, insostituibile, che va coltivato e scrivendo questo libro assieme a Claudio ho colto l’ennesima occasione per farlo, dividendo con lui un’avventura insolita, ma divertente. Spesso ho iniziato a scrivere laddove il mio amico metteva il punto, e talvolta l’ho fatto senza sapere esattamente che cosa volevo dire o dove sarei andato a parare. Claudio è un filosofo, partendo da un aneddoto imbastiva un racconto fantastico, drammatico, spesso impegnativo nelle sue conclusioni intermedie, ma che al tempo stesso lasciava sempre latitante dietro di sé un quesito. E io ho accettato la sfida, ho tentato di trovare le risposte. Certo della capacità dell’uomo di trovare sempre il modo di togliersi d’impaccio quando ha l’acqua alla gola, ho parafrasato i suoi racconti con il mio linguaggio. Un linguaggio popolare, se volete ottimista, ma che, dalla sua, ha una quantità di ricordi e di esperienze accumulati in una vita quasi unica, quella vita fantastica che ho avuto la fortuna di vivere. Ci siamo buttati sui ricordi, lui su quelli dei suoi eroi, io ho cercato di interpretare i sentimenti che ho visto da pilota nei miei avversari. Ma ciò che ne è uscito, in fondo, è una traccia evidente dei nostri caratteri, una prova che, a dispetto del modo diverso che abbiamo di vedere la vita, possiamo ritrovarci nell’amicizia completandoci per condividere un unico traguardo. Buon divertimento!”.