I miei libri
La Vittoria di Marco

La Vittoria di Marco

e il folle sogno del dinosauro; eroi, non estinguetevi.

Fucina editore, 400 pagine, 198 foto in bianco e nero e a colori.

Il mio amico Alessandro Zanardi ha concluso l’avvincente prefazione di questo mio tormentato libro con queste parole commoventi: “….caro amico, ti faccio una promessa: se genitori come Paolo e Rossella, giganteschi nella loro umanità, hanno messo al mondo un ragazzo di nome Marco, quanti Simoncelli potrebbero nascere se solo ci impegnassimo coi nostri ragazzi stimolandoli a credere nell’ebbrezza dei sogni e a ricercare la gioia nelle emozioni come hai fatto tu col tuo libro, dove sei riuscito a far rivivere Marco nel cuore di tutti noi? Ti voglio bene. Alessandro”.

Sì, il mio libro, il mio tormentato libro. Nato con il titolo Il sogno del dinosauro, e sofferta, sentita, esortazione affinché gli eroi non si estinguessero mai. Un libro, nella prima stesura, all’insegna degli eroi che combattono per se stessi e per gli altri: Mick Doohan, Wayne Rainey, Marco Pantani, Loris Capirossi, Alessandro Zanardi e tutti quelli che per un sogno sfidano l’impossibile.

Ma una settimana e un giorno dopo aver consegnato questo libro all’editore, Marco Simoncelli muore. Questo mi ha straziato, mi ha fatto star male, mi ha sconvolto. Come pure sono rimaste sconvolte migliaia di persone, una infinità di giovani che hanno scoperto di amare questo magnifico ragazzo. Mi sono sentito a disagio, disperato, perché Marco era già nel mio primo libro e nelle sue parole, nelle mie parole, si presagiva la tragedia.

Questo mi ha costretto a riprendere in mano il libro. Volevo capire come fosse accaduta questa disgrazia, come fosse stata possibile e volevo trovare, a tutti i costi, il perché di quella morte. Ma soprattutto volevo capire perché io avessi avuto una premonizione, perché, poche settimane prima, nell’intervista con Marco, avessi parlato di morte, di sfidare la morte. Così è nato un secondo libro, che ho voluto costituisse la seconda parte di ciò che avevo fino allora già scritto, perché mi sono reso conto che esso era un tutt’uno, una storia abbracciata all’altra, era un unico discorso. S’intitola La Vittoria di Marco, perché è dedicato a lui.

Scrivo, con commozione, che con la morte di Marco ho scoperto un’altra famiglia, dopo quella di mio padre e dei piloti. La famiglia Simoncelli: Paolo, Rossella, la sorella Martina e la morosa Kate. Vi ho trovato l’unione, ho sentito quei valori familiari che sono stati fondamento di tutta la mia vita. In quei giorni scanditi dalle ore del dolore, a casa Simoncelli, ho visto quanto sia importante la famiglia. Marco era lì con loro, sempre sorridente, incorruttibile, con i riccioli scompigliati e il sorriso con cui aveva detto alla Morte, in Malesia: “Diobò, cara Signora, questa volta ho vinto io!”. In quei momenti, colmi di melanconia, ho scoperto che tutto nasce dalla famiglia: i guerrieri, l’ebbrezza dei sogni, le sfide, la sacralità della vita, e forse l’immortalità.

I genitori che amano le creature che hanno messo in questo mondo, che non le ostacolano nel perseguire l’incanto del sogno, anche incontrassero il rischio e il pericolo, sono ricchezza, sono sorgente di ragazzi speciali come Marco. La famiglia è un’autentica sorgente del sogno, la culla dei sogni, ciò che li protegge e li fa volare; per questo chiedo alle famiglie di continuare a far nascere dei Marco Simoncelli.

In quei giorni, ho scoperto una risposta inaspettata nella gente comune che ha dimostrato un affetto e una partecipazione a quella morte improvvisa che ha sorpreso la sua famiglia, me, come ha sorpreso i mezzi d’informazione e il mondo intero. Quello che era un giovane pilota di sicuro avvenire, un talento che stava sbocciando, è diventato un simbolo.

E lì, davanti a quella chiesa di Coriano, davanti alla gente affranta dal dolore, in un certo senso speranzosa, ho capito ciò che non avevo mai capito in tutta la mia vita: che la morte non è una nemica, ma un’avversaria. La morte è ciò di cui abbiamo più bisogno, perché è ciò che ci rende vivi. Essa è il limite entro il quale possiamo e dobbiamo giocare e se non ci fosse noi saremmo privi di coscienza, persi, saremmo figure fatue in cerca di un personaggio. La Morte è l’anima della vita, un’amica autentica che, svestita del mantello scuro della paura, ci dà la possibilità di rendere vera e onesta l’esistenza, come ha fatto Marco Simoncelli che con la sua morte ci ha insegnato tutto questo. Ce lo ha insegnato quando, dalla grigia bara adagiata sul sagrato della chiesa di Coriano, attraverso le tante rose gialle che la ricoprivano, è uscito sorridendo, dicendo: “Adesso lo scherzo è finito, è tempo di tornare a casa con la mia famiglia e venire nel cuore di tutti voi, dove rimarrò vivo per sempre, immortale nella gloria”. In questo miracolo qualcosa ha ripreso a bruciare nel cuore della gente; risorte emozioni di sogno dimenticate sono apparse come per incanto. Il miracolo di Marco. È Marco che ci ha dato il senso della nostra avventura nella vita, stravolgendo i cuori di tutti noi e consentendoci di poterli abitare per sempre. La favola di Marco: la speranza della speranza. La sua vittoria.